Dai primi cristiani ai Franchi
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Fra il IV secolo e l'891 Eporedia cambia volto: nascono le prime comunità cristiane, poi arrivano i Longobardi e infine i Franchi di Carlo Magno. Questa pagina segue la città e il suo territorio fino all'891, l'anno in cui nasce la marca d'Ivrea e comincia la storia dei castelli.
I primi cristiani
Secondo la tradizione il cristianesimo comincia a diffondersi a Ivrea nella seconda metà del III secolo, ma le notizie sugli inizi sono scarse e vengono da due testi agiografici di valore discusso, una Passio della legione tebea e la Vita Gaudentii. incerto La nuova fede si consolida a Eporedia solo nella seconda metà del IV secolo, più o meno insieme ad Aosta e a Torino. probabile La chiesa di San Nazzaro, in un'area di sepolture lungo la strada per Vercelli, potrebbe essere uno dei primi luoghi di culto cristiano della città, legato al culto dei martiri promosso da Ambrogio a Milano. probabile A San Secondo di Salussola fra il 1991 e il 1998 è stata scavata una basilica paleocristiana di 22,60 per 12,60 metri: il suo nucleo più antico è del IV-V secolo e intorno c'erano tombe.
Il primo vescovo di Ivrea che si conosce è Eulogio: prende parte al sinodo convocato a Milano dall'arcivescovo Eusebio nel 451, dove lo rappresenta il presbitero Floreio o Florenzio, che poi gli succede. Eulogio e Floreio sono però testimoniati con qualche incertezza. probabile Il vescovo Innocenzo muore a circa 72 anni il 29 marzo 486: la sua lapide fa di lui l'unico vescovo di Ivrea prima dei Longobardi la cui esistenza sia del tutto sicura.
Fonti: Mennella 2014, pp. 177, 179; Tosco 1996, p. 3; Pipino 2014, p. 9
Le lapidi di Eporedia
Attorno all'anfiteatro ormai abbandonato si formò un cimitero di tombe in laterizio. Due lapidi ricordano chi vi fu sepolto:
- Formicula muore il 7 ottobre 461 dopo tredici anni, quattro mesi e ventitré giorni di matrimonio. Apparteneva agli honesti, la classe superiore della comunità locale.
- Marcello muore a vent'anni il 19 aprile 464. La sua lastra di marmo fu trovata nel 1956 nell'area dell'anfiteatro.
Il nome Formicula viene da formica ed è uno dei nomi cristiani di umiltà, ma forse voleva dire «formichina» e lodava la laboriosità dell'insetto: è la prima volta che compare nelle iscrizioni dell'Italia settentrionale. probabile
Marta muore il 22 aprile 510. Era una religiosa femina, cioè una donna che viveva ritirata quasi come una monaca e si dedicava alla preghiera o alla carità: è l'unica ricordata così nelle iscrizioni della Cisalpina nord-occidentale. Un'epigrafe in versi oggi perduta ricorda il presbitero Silvio, che a sue spese costruì un edificio dove raccolse reliquie di santi per proteggere la città. Accanto ai nomi latini come Marcello e Silvio e al nome biblico Marta compaiono nomi nati dall'incontro fra Romani e barbari, come Maurilione e Droctario, morti nel 474 e nel 545.
Fonti: Mennella 2014, pp. 178-182
Goti, Bizantini e Longobardi
Le fonti raccolte non documentano Goti a Ivrea: l'unico richiamo indiretto è la data dell'epigrafe di Marta, l'anno del consolato di Boezio, che Teodorico fece poi mettere a morte. incerto Alcuni studiosi riconoscono Ivrea nel kástron Eourías citato da Giorgio Ciprio nella seconda metà del VI secolo: sarebbe stata un presidio bizantino che resistette per qualche tempo ai Longobardi. Analisi più recenti ne dubitano. incerto
Ivrea con il suo territorio fino a Vercelli è uno dei ducati del regno longobardo, durato dal 568 al 774, insieme a Torino e ad Asti. Per alcuni storici i Longobardi occupano Ivrea già dal 570: nel 574 fanno scorrerie nel Vallese passando per la Valle d'Aosta. probabile Il ducato doveva fare da baluardo di confine contro i Franchi, a guardia delle vie che scendono dai valichi della Valle d'Aosta, chiusa all'altezza di Bard dalle clausurae. probabile
Il vescovo Desiderio di Ivrea è presente al sinodo di Roma del 680, quando i Longobardi erano ormai cattolici. A Ivrea si coniano monete a nome del re Desiderio con la scritta Flavia Eborigia. Un grande bacile di bronzo battuto a martello, trovato nel territorio di Ivrea in un luogo ignoto, veniva forse da una ricca tomba longobarda della fine del VI o dell'inizio del VII secolo. probabile Nel VII secolo la Cosmografia dell'Anonimo Ravennate ricorda ancora, vicino a Eporedia e non lontano dalle Alpi, una città chiamata Victimula.
Fonti: Mennella 2014, p. 180; Giostra 2014, pp. 155, 157-158; Tosco 1996, p. 3; Pipino 2014, p. 14
La necropoli di Borgomasino
La necropoli fu trovata per caso fra il 1875 e il 1897 in località Cantarana, vicino al rio Uriale, scavando argilla per la fornace dei fratelli Peretti. Gli scavi non furono documentati e gli oggetti andarono in gran parte dispersi. Vi era sepolto un gruppo di cultura barbarica arrivato al seguito di Alboino, che viveva vicino alla strada lungo la riva sinistra della Dora fra Ivrea e Quadrata. probabile Le tombe erano più di 90-100, in fosse di terra profonde da 1 a 2 metri; delle ossa restavano solo i denti, forse per l'acidità del terreno. La necropoli fu usata dalla fine del VI secolo almeno fino alla fine del VII e fu abbandonata verso la fine dell'VIII. probabile
- Guerrieri: molte tombe avevano spada lunga, scramasax, lancia e scudo; la spada conservata ha la lama damaschinata.
- Cavalli: in una tomba c'erano insieme i denti di un uomo e di un cavallo, una spada, una staffa e un morso; altri due cavalli erano sepolti da soli. Cavalli e staffe fanno pensare che nel gruppo vi fossero anche persone di tradizione nomade delle steppe, come Avari o Bulgari. incerto
- Donne: gli scopritori videro cinque paia di orecchini a cestello in filigrana d'oro e due paia in altro metallo, forse argento: dunque almeno sette tombe di donne con ricco corredo. Restano tre collane di perle di vetro con 50, 34 e 18 vaghi, spesso rosse, bianche, gialle o verdi.
- Il funerale: una croce in sottile lamina d'oro di 4,5 cm, con un volto su ogni braccio, era cucita su un velo posato sul viso e sul petto del defunto.
Fonti: Giostra 2014, pp. 155, 158-167, 173
I Franchi fino all'891
Nel 772 il re Desiderio affida a Tunnone, duca di Ivrea, incarichi di fiducia presso il nuovo papa Adriano. Nel 774 uno dei due eserciti di Carlo Magno scende dalla Valle d'Aosta e Ivrea dovette essere una delle prime città longobarde a cadere. probabile Nel giugno 801 Carlo Magno e la sua corte celebrano a Ivrea la festa di san Giovanni, tornando verso le terre dei Franchi.
Anscario, di stirpe borgognona e figlio di Amedeo conte di Langres, è documentato dall'879 all'899 e viene in Italia al seguito del suo parente Guido di Spoleto. Il 21 febbraio 891, a Roma, compare già con il titolo di marchio in due diplomi dell'imperatore Guido. Guido crea la marca d'Ivrea e la affida ad Anscario probabilmente dopo la sua incoronazione imperiale di quel giorno, per proteggere la frontiera occidentale verso i regni di Borgogna e di Provenza. probabile Nella primavera dell'894 Anscario difende Ivrea contro il re Arnolfo: è la prima notizia sicura del castello di Ivrea. Da qui comincia l'altro portale, «L'Anfiteatro morenico: castelli, ricetti e borghi».
Fonti: Giostra 2014, p. 155; Tosco 1996, pp. 4-5; Bertolini 1961, voce Anscario
Domande aperte
Per i Goti mancano scavi o studi. Di Borgomasino non conosciamo il villaggio dei vivi né, senza analisi delle ossa, l'età e il sesso dei defunti. Nessuna fonte raccolta, infine, dà i nomi dei conti di Ivrea fra il 774 e l'891.
Fonti: Mennella 2014, p. 180; Giostra 2014, pp. 158-159
Fonti della pagina
- G. Mennella, Marcellus e Formicula, cristiani eporediesi, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 177-183.
- C. Giostra, Il ducato longobardo di Ivrea: la grande necropoli di Borgomasino, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 155-175.
- C. Tosco, Ricerche di storia dell'urbanistica in Piemonte: la città d'Ivrea dal X al XIV secolo, in «Bollettino storico-bibliografico subalpino», XCIV, 1996, pp. 466-500 (si citano le pagine della versione digitale di Reti Medievali, pp. 1-19).
- M.G. Bertolini, voce Anscario, in Dizionario Biografico degli Italiani, 3, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1961 (consultata online: https://www.treccani.it/enciclopedia/anscario_(Dizionario-Biografico)/).
- G. Pipino, Victimula-San Secondo e l'invenzione degli Ictimuli (o Vittimuli), in «Rivista di archeologia on-line» (Archeomedia), IX, n. 14, 16 luglio 2014, pagine non numerate (30 pp.). (tesi spesso contro corrente)
