Eporedia, la città romana
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Nel 100 a.C. Roma fondò sulla Dora la colonia di Eporedia, oggi Ivrea, come avamposto contro i Salassi e a guardia della strada per i valichi delle Alpi Graie. Della città romana restano la base del Ponte Vecchio, l'anfiteatro, tratti del teatro e dell'acquedotto. Questa pagina distingue quello che viene dagli scavi da quello che è ricostruito.
La fondazione
La colonia di Eporedia fu dedotta nel 100 a.C., quando erano consoli Mario per la sesta volta e Valerio Flacco. Plinio scrive che fu fondata dal popolo romano per ordine dei libri Sibillini. Il nome è celtico: Plinio dice che i Galli chiamano «eporedii» i bravi domatori di cavalli e la parola si spiega con epos «cavallo» e redo «cavalcare». probabile La colonia doveva essere un avamposto contro i Salassi e controllare la strada che risaliva la valle della Dora Baltea fino ai valichi delle Alpi Graie. Strabone racconta che lì Augusto fece vendere come preda di guerra i Salassi vinti nel 25 a.C. Secondo la maggior parte degli studiosi la colonia nacque anche per tutelare gli interessi romani legati alla vicina miniera della Bessa. probabile Velleio colloca Eporedia «in Bagiennis»: può essere un errore del testo oppure il ricordo di un piccolo gruppo di Salassi chiamato Bagienni. incerto
Fonti: Velleio Patercolo I, 15, 5; Plinio, Naturalis historia III, 21, 123; Strabone, Geografia IV, 6, 7; Rubat Borel 2014, p. 43; Rubat Borel 2019, pp. 84-88; Brecciaroli Taborelli 2007, p. 127; Sacchi 2014, p. 47; Balbo 2018, p. 60
La prima città e le mura
Il primo abitato romano sembra trovarsi nel settore centro-orientale della città moderna e sul versante vicino al fiume, dove sono emerse strutture della prima metà del I secolo a.C. probabile Una trincea di 90 metri nei giardini pubblici ha mostrato i primi edifici in pietra verso il 50 a.C., una piena della Dora verso il 30-40 d.C. e un laboratorio con fornetti per lavorare i metalli. Il tracciato completo delle mura non è stato scavato: la pianta di Perinetti del 1965 lo ricostruisce come un poligono. incerto Nello scavo dell'ex hotel La Serra, in corso Botta, è emersa la parte d'angolo di una possibile struttura difensiva fatta di due muri paralleli con un camminamento in mezzo. probabile Delle porte romane non rimane nulla: la porta praetoria, a est, stava dove nel medioevo sorgeva la Porta di Bando e quella a nord dove oggi è Porta Aosta. probabile
Fonti: Sacchi 2014, pp. 47-48; Brecciaroli Taborelli 2007, pp. 133-136, 139; Curzio 2014, pp. 3-4, 8, 18
Due ponti sulla Dora
Il Ponte Vecchio sta nella gola che il fiume ha scavato nello sperone di roccia all'estremità sud-ovest della città e conserva una parte della base romana in blocchi squadrati di pietra locale. In età romana aveva due sole arcate a tutto sesto su un'unica pila fondata sulla roccia, ancora oggi fornita di un rostro a monte.
Circa 470 metri più a valle restano nell'alveo i ruderi del «ponte maggiore», scoperti con l'alluvione del 1977:
- Misure: lungo circa 150 metri, aveva dieci arcate a sesto ribassato su undici pile; le quattro centrali avevano una luce di 14,40 metri.
- Fondazioni: le pile poggiano su pali con puntazze di ferro infissi per oltre 5 metri nel letto sabbioso.
- Strada: lastricata, larga 5,50 metri con due marciapiedi, perpendicolare al fiume in direzione sud.
- Data: il ponte appartiene alla fase fra il 25 a.C. e il 15 d.C.
Dal ponte maggiore la strada attraversava le campagne a sud fino alla mansio Quadrata, presso la confluenza della Dora nel Po: qui si univa alla strada fra Ticinum e Augusta Taurinorum. probabile
Fonti: Brecciaroli Taborelli 2007, pp. 131-133, 139
Il teatro e l'anfiteatro
Il teatro stava fra via Cattedrale e piazza di Città: la sua forma a semicerchio si legge ancora nelle vie e nelle case. Misurava circa 76 metri da est a ovest e 72 da nord a sud ed era appoggiato al pendio meridionale della collina del Castello; si conservavano tredici file di sedili in pietra di Carema. Il teatro fu costruito probabilmente nella prima metà del I secolo d.C., ma non ci sono dati di scavo sicuri sulla sua data. probabile L'anfiteatro sorgeva fuori città lungo la strada per Vercelli, a circa 500 metri dal limite orientale dell'abitato; gli scavi si fecero dal 1955. Fu costruito negli ultimi decenni del I secolo d.C. sopra una villa suburbana con pareti affrescate. Misurava circa 96 per 72 metri: si stima che potesse contenere da diecimila a quindicimila spettatori. probabile
Fonti: Brecciaroli Taborelli 2007, pp. 127-130; Curzio 2014, pp. 10-12; Sacchi 2014, pp. 47, 62, 64; Legrottaglie 2014, pp. 89, 93
Strade, case e acqua
Il decumano massimo era la strada che arrivava dalla pianura a est e corrisponde all'attuale via Palestro. Via Palma segue il tracciato del cardo massimo. probabile Nel 1970-1971 lo sbancamento per l'hotel La Serra mise in luce quasi 3000 metri quadrati di un isolato con botteghe e un pavimento a mosaico con marmi colorati. Il foro stava forse sulla collina della cattedrale, nell'attuale piazza Castello. probabile L'acquedotto partiva dal Maresco di Bienca e correva per almeno 7,5 chilometri attraverso Chiaverano e Montalto Dora, in un condotto coperto largo 48 centimetri e alto 96. Nella Tabula Peutingeriana Eporedia è una stazione della strada che da Augusta Praetoria, oggi Aosta, portava a Vercellae. Dalla strada della pianura, che in città diventava il decumano massimo, si staccava verso nord-ovest la strada per i valichi del Piccolo e del Gran San Bernardo. probabile
Fonti: Sacchi 2014, p. 47; Brecciaroli Taborelli 2007, pp. 128, 136-139; Curzio 2014, pp. 3, 5-6, 8, 13, 16
Chi ci viveva
- Caio Atecio Valerio fu questore, edile, duumviro e giudice nelle cinque decurie: il suo sarcofago sta nella cripta della cattedrale e il suo nome di famiglia è celtico.
- Lucio Ebuzio Fausto, liberto, agrimensore e seviro, ha sulla stele la groma, lo strumento per tracciare le strade e i campi.
- Tito Sestio Secondo pagò fra I e II secolo d.C. i lavori al ponderarium, dove si conservavano i campioni di peso e di misura; la lapide fu trovata nel 1819 a San Secondo di Salussola.
Tacito ricorda la città nel I secolo d.C. fra i municipi più saldi della Transpadana. Nella prima metà del II secolo d.C. si costruì un edificio di pregio, forse un tempio, restaurato in età severiana: dopo non ci sono più cantieri pubblici. La storia continua nella pagina «Dai primi cristiani ai Franchi».
Fonti: Curzio 2014, pp. 6-7; Rubat Borel 2014, p. 43; Sacchi 2014, pp. 47-48, 62-63
Domande aperte
Molto della pianta di Eporedia è ancora ricostruito: il circuito delle mura viene dalla pianta di Perinetti e il muraglione di via Peana potrebbe ricalcarne il limite meridionale, ma è un'ipotesi da dimostrare. incerto Sono ipotesi anche la posizione del foro e l'arrivo dell'acquedotto in città, forse verso il Castello. incerto Del teatro non si conosce con sicurezza la data di costruzione.
Fonti: Curzio 2014, pp. 3-6, 8, 13; Brecciaroli Taborelli 2007, pp. 129-130, 139; Sacchi 2014, p. 62
Fonti della pagina
- L. Brecciaroli Taborelli, Eporedia tra tarda repubblica e primo impero: un aggiornamento, in L. Brecciaroli Taborelli (a cura di), Forme e tempi dell'urbanizzazione nella Cisalpina (II secolo a.C.-I secolo d.C.). Atti delle Giornate di studio (Torino, 4-6 maggio 2006), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2007, pp. 127-140.
- L.I. Curzio, Eporedia. Un GIS per la ricostruzione di Ivrea in epoca romana, elaborato del Laboratorio di Topografia antica, Università degli Studi di Bologna, a.a. 2013/2014, pp. 1-22 (fonte secondaria: elaborato di laboratorio universitario; i fatti che vengono solo da qui sono al massimo «probabile»).
- F. Sacchi, Splendida marmora. La decorazione architettonica romana, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 47-67.
- G. Legrottaglie, Elementi di rivestimento in bronzo dall'anfiteatro, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 85-93.
- F. Rubat Borel, Ivrea e il Canavese nella preistoria e protostoria, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 23-45.
- F. Rubat Borel, Incolae iugi. I popoli delle Alpi occidentali in storici e geografi dell'età di Livio, in «Preistoria Alpina», 49bis, 2019, pp. 81-91.
- M. Balbo, Lo sfruttamento delle risorse minerarie in area prealpina: il caso di Victimulae, in «Geographia Antiqua», XXVII, 2018 (Le Alpi degli antichi: rappresentazioni, itinerari, risorse), pp. 57-65.
- Velleio Patercolo, Historiae Romanae.
- Plinio il Vecchio, Naturalis historia.
- Strabone, Geografia.
