Come lo sappiamo
Le frasi senza etichetta sono fatti documentati; le altre sono segnate «probabile» o «incerto».
Per quasi duemila anni, dall'età del Ferro all'891, abbiamo quattro tipi di prove: quello che scrissero gli autori antichi, le iscrizioni, gli scavi e la geologia. Questa pagina spiega che cosa dice ciascuna, come si distingue il certo dal probabile e che cosa ancora non sappiamo.
Gli autori antichi
Il primo a nominare i Salassi è Catone, nelle Origines, a metà del II secolo a.C. Strabone, che scrive in età augustea, racconta le miniere d'oro dei Salassi e le liti per l'acqua della Dora. Della miniera presso Vercelli parla però al passato: un tempo c'era. Plinio il Vecchio ricorda una legge dei censori che vietava ai pubblicani di impiegare più di 5.000 uomini nelle miniere d'oro di Victimulae, nel territorio di Vercelli. Scrive anche che Eporedia fu fondata dal popolo romano per ordine dei libri Sibillini.
Per una stessa guerra le fonti possono dare date diverse. Appio Claudio Pulcro attaccò i Salassi nel 143 a.C.: secondo Dione Cassio cercava un pretesto per ottenere il trionfo. L'epitome di Ossirinco pone invece la sua vittoria nel 140 a.C. probabile Velleio Patercolo dà l'anno della fondazione di Eporedia, il 100 a.C., con i nomi dei consoli. Alcuni studiosi riconoscono Ivrea nel kástron Eourías citato da Giorgio Ciprio nella seconda metà del VI secolo. incerto
Gli autori antichi sono citati in questo portale come li riportano e li discutono gli studiosi moderni. Le stesse citazioni non sempre coincidono: per un passo di Dione Cassio tre studi danno tre riferimenti diversi.
Fonti: Rubat Borel 2019, pp. 83-85; Balbo 2018, pp. 58, 60; Strabone, Geografia IV, 6, 7 e V, 1, 12; Plinio, Naturalis historia III, 21, 123 e XXXIII, 78; Velleio Patercolo I, 15, 5; Giostra 2014, p. 155
Le iscrizioni e le monete
Un frammento di ceramica della Paraj Àuta mostra che i Salassi scrivevano una lingua celtica con l'alfabeto di Lugano. Le cinque iscrizioni funerarie di Cerrione, degli inizi del I secolo a.C., sono le testimonianze più importanti di quella lingua.
Per Eporedia le lapidi raccontano le persone: il sarcofago del magistrato Caio Atecio Valerio, che ha un nome di famiglia celtico, o la stele del liberto Lucio Ebuzio Fausto con la groma scolpita. È una lapide a rendere del tutto sicura l'esistenza del vescovo Innocenzo, morto nel 486. Il modo di datare è a sua volta una prova: le epigrafi cristiane di Ivrea contano gli anni con i consoli; quella di Droctario, del 545, è datata con l'indizione e con gli anni passati dal consolato di Paolino, l'ultimo console d'Occidente. Anche le monete aiutano a datare: sulla Paraj Àuta una moneta romana di un magistrato del 147 a.C. accompagna il breve ritorno degli abitanti nel II secolo a.C.
Fonti: Rubat Borel 2014, pp. 42-43; Rubat Borel 2019, p. 85; Curzio 2014, pp. 6-7; Mennella 2014, pp. 179-180
Gli scavi
Diversi resti di Eporedia sono apparsi per caso o durante lavori edilizi. I resti del teatro vennero in luce fra il 1833 e il 1836 nei lavori a un palazzo di piazza di Città e furono in gran parte demoliti per fare cantine. I ruderi del ponte maggiore vennero alla luce con l'alluvione del 1977. L'anfiteatro, invece, fu scavato dal 1955.
Alla Bessa lo scavo del 1995 ai Ciapej Parfondà ha dato materiali della fine del II e della prima metà del I secolo a.C., senza oggetti più antichi né di età imperiale: è così che si data la miniera. Il manico di legno di un piccone, datato col radiocarbonio nel 1980, ha dato un'età fra il II e il I secolo a.C. probabile Uno scavo dice poco se nessuno lo documenta. La necropoli longobarda di Borgomasino fu trovata fra il 1875 e il 1897 scavando argilla per una fornace: gli scavi non furono documentati e gli oggetti andarono in gran parte dispersi. Per i Salassi del Canavese, fra il 400 e il 100 a.C., i ritrovamenti sono pochi e armi e anelloni vengono da collezioni senza contesto.
Fonti: Brecciaroli Taborelli 2007, pp. 127, 131; Legrottaglie 2014, p. 89; Sánchez-Palencia, Vaudagna 2008, p. 4; Pipino 2010, p. 13; Giostra 2014, pp. 158-159; Rubat Borel 2014, p. 41
La geologia
Anche il terreno è un documento. Il giacimento della Bessa era un placer, un deposito alluvionale di ciottoli e sabbie con oro in pagliuzze. Che l'oro venga dalla Valle d'Aosta lo dimostra la natura dei ciottoli dei cumuli: lo portò fin qui il ghiacciaio balteo. Il placer sta 20-50 m sopra i letti del Viona e dell'Olobbia: per lavarlo l'acqua doveva quindi essere presa più a monte e portata con un canale. probabile Il lavoro stesso ha cancellato una parte delle prove: gli scavi successivi distruggevano via via la rete dell'acqua delle fasi precedenti.
Fonti: Gianotti 2011, pp. 183-185; Gianotti 2016, p. 4; Sánchez-Palencia, Vaudagna 2008, pp. 6, 12
Sappiamo, probabile, incerto
Ogni frase del portale porta il suo grado di certezza. «Sappiamo» vuol dire che il fatto è attestato da una fonte antica, da un'iscrizione o da uno scavo riferito da uno studio: la fondazione di Eporedia nel 100 a.C. è scritta da Velleio. «Probabile» indica un'ipotesi ben fondata: il teatro fu costruito probabilmente nella prima metà del I secolo d.C., ma non ci sono dati di scavo sicuri sulla sua data. probabile «Incerto» segnala ipotesi deboli o discusse: il circuito delle mura viene da una pianta ricostruita nel 1965, non da uno scavo. incerto
I fatti che vengono solo da fonti divulgative o da un elaborato di laboratorio universitario sono al massimo «probabile»: il nome completo del generale che vinse i Salassi, Aulo Terenzio Varrone Murena, lo dà soltanto un testo divulgativo. probabile Quando gli studiosi non sono d'accordo, le tesi stanno una accanto all'altra. Per il CSIC e per Gianotti all'inizio del I secolo d.C. la miniera della Bessa era già abbandonata. probabile Secondo Pipino chiuse prima, verso la metà del I secolo a.C. incerto Le tesi di Pipino, spesso contrarie a quelle degli archeologi, sono raccolte nella pagina «Chi la pensa diversamente».
Fonti: Velleio Patercolo I, 15, 5; Brecciaroli Taborelli 2007, p. 130; Curzio 2014, p. 8; Aime, pp. 6, 24; Sánchez-Palencia, Vaudagna 2008, p. 4; Gianotti 2011, p. 183; Pipino 2021b, pp. 7, 41
Le lacune
- Età del Ferro: per la prima età del Ferro mancano scavi di abitati; fra il 400 e il 100 a.C. la cultura materiale dei Salassi è quasi sconosciuta.
- La Bessa: nessuna fonte dà il punto di presa dell'acqua né il tracciato dell'acquedotto; non sappiamo se i lavoratori fossero liberi o schiavi. incerto Mancano i risultati finali delle campagne del CSIC del 2012-2013.
- Goti: nessuna fonte raccolta parla di Goti nell'Eporediese. incerto
- Testi non letti: lo studio del 1993 sulla stele di Mazzè, la Vita Gaudentii, la Passio della legione tebea e gli Annali di Eginardo per l'801 non sono fra le fonti di questo portale.
Fonti: Rubat Borel 2014, pp. 40-41; Rubat Borel 2019, p. 84; Sánchez-Palencia, Vaudagna 2008, pp. 4, 6, 12, 22; Mennella 2014, p. 180
Fonti della pagina
- F. Rubat Borel, Ivrea e il Canavese nella preistoria e protostoria, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 23-45.
- F. Rubat Borel, Incolae iugi. I popoli delle Alpi occidentali in storici e geografi dell'età di Livio, in «Preistoria Alpina», 49bis, 2019, pp. 81-91.
- M. Balbo, Lo sfruttamento delle risorse minerarie in area prealpina: il caso di Victimulae, in «Geographia Antiqua», XXVII, 2018 (Le Alpi degli antichi: rappresentazioni, itinerari, risorse), pp. 57-65.
- F.-J. Sánchez-Palencia, A. Vaudagna (dir.), J.L. Pecharromán, A. Beltrán, B. Currás, F. Alonso, M. Ruiz del Árbol, La minería romana de oro en Italia: la Bessa (Biella) como precedente republicano de la minería aurífera en Hispania. Actuaciones arqueológicas en el 2008, Proyecto Bessa – Memoria 2008, EST-AP, CCHS, CSIC – DocBi/Centro di Studi Biellesi, anno di redazione (da completare), pp. 1-32.
- F. Gianotti, Geological setting of the Pleistocene placers and Roman gold mines of the Ivrea Morainic Amphitheatre (Piedmont, NW Italy), in «Il Quaternario. Italian Journal of Quaternary Sciences», 24 (Abstract AIQUA, Roma, febbraio 2011), 2011, pp. 183-185.
- F. Gianotti, La storia geologica della Bessa dal mare pliocenico alle glaciazioni quaternarie, in Biellese terra di miniere. Atti della tavola rotonda (Zubiena, fraz. Vermogno, Casa dell'Arco, 2016), a cura di (da completare), Eventi & Progetti Editore, anno di stampa (da completare), pp. 1-5.
- G. Pipino, Emergenze archeologiche, vere e presunte, nelle aurifodine della Bessa, in «Rivista di archeologia on-line», 27 luglio 2010, pp. 1-31 (ripubblicato in G. Pipino, Lo sfruttamento dei terrazzi auriferi nella Gallia Cisalpina, Ovada, Museo storico dell'Oro Italiano, 2015, pp. 147-170). (tesi spesso contro corrente)
- G. Pipino, Miniere d'oro dei Salassi e romanizzazione del Vercellese occidentale e dell'Eporediese: una storia da riscrivere, Ovada, Museo Storico dell'Oro Italiano, 2021, pp. 1-100. (tesi spesso contro corrente)
- L. Brecciaroli Taborelli, Eporedia tra tarda repubblica e primo impero: un aggiornamento, in L. Brecciaroli Taborelli (a cura di), Forme e tempi dell'urbanizzazione nella Cisalpina (II secolo a.C.-I secolo d.C.). Atti delle Giornate di studio (Torino, 4-6 maggio 2006), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2007, pp. 127-140.
- L.I. Curzio, Eporedia. Un GIS per la ricostruzione di Ivrea in epoca romana, elaborato del Laboratorio di Topografia antica, Università degli Studi di Bologna, a.a. 2013/2014, pp. 1-22 (fonte secondaria: elaborato di laboratorio universitario; i fatti che vengono solo da qui sono al massimo «probabile»).
- G. Legrottaglie, Elementi di rivestimento in bronzo dall'anfiteatro, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 85-93.
- G. Mennella, Marcellus e Formicula, cristiani eporediesi, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 177-183.
- C. Giostra, Il ducato longobardo di Ivrea: la grande necropoli di Borgomasino, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 155-175.
- G. Aime, La conquista delle Alpi Occidentali. Augusta Praetoria e Augusta Taurinorum, Terra Taurina, anno (da completare), pp. 1-44 (divulgativa).
- Strabone, Geografia.
- Plinio il Vecchio, Naturalis historia.
- Velleio Patercolo, Historiae Romanae.
