La miniera d'oro della Bessa
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L'altopiano della Bessa, a metà strada fra Ivrea e Biella, è identificato con le miniere d'oro a cielo aperto citate da Strabone e da Plinio il Vecchio. I Romani vi lavarono con l'acqua un grande deposito di ciottoli e sabbie e i cumuli di sassi lasciati dal lavoro si vedono ancora in gran quantità. Questa pagina racconta da dove veniva l'oro, come lo si estraeva, chi lavorava nella miniera e quando.
Un giacimento portato dal ghiacciaio
L'altopiano morenico della Bessa è identificato con le aurifodinae, le miniere d'oro a cielo aperto di cui parlano Strabone e Plinio il Vecchio. Il giacimento era un placer, cioè un deposito alluvionale di ciottoli e sabbie che conteneva oro in pagliuzze. L'oro viene dalla Valle d'Aosta, come mostra la natura dei ciottoli dei cumuli: lo portò fin qui il ghiacciaio balteo, poi i torrenti glaciali lo concentrarono nelle ghiaie.
Il terrazzo è un relitto di pianura antica lungo 8 km e largo in media mezzo chilometro, fino a 1,2 km presso Vermogno. Si allunga da Mongrando a Cerrione fra i torrenti Olobbia ed Elvo e scende da circa 400 a 300 m di quota; sta sospeso 40 m sopra il Viona a Mongrando e 60 m sopra la pianura dell'Elvo a Cerrione.
Fonti: Balbo 2018, p. 57; Sánchez-Palencia, Vaudagna 2008, p. 2; Gianotti 2011, pp. 183-185; Gianotti 2016, pp. 1, 4; Pipino 2010, p. 3
Lavare la terra con l'acqua
La tecnica usava la forza dell'acqua: canali scavati apposta trascinavano via i detriti e permettevano di lavare le sabbie aurifere, che contenevano poco oro. Il placer però sta 20-50 m sopra i letti del Viona e dell'Olobbia: l'acqua doveva essere presa più a monte e portata con un canale, che secondo Gianotti era lungo circa 2 km. probabile Nessun canale di adduzione si è conservato con certezza, perché gli scavi successivi cancellavano via via la rete dell'acqua delle fasi precedenti.
Il rilievo fatto nel 2008 dal CSIC, il Consiglio superiore delle ricerche scientifiche spagnolo, indica che l'acqua si usava in ogni fase dello scavo, con solchi paralleli scavati uno dopo l'altro: i ciottoli grossi venivano ammucchiati in file sopra i solchi già sfruttati e per questo nella Bessa appaiono sempre «ordinati». probabile Lo scavo del CSIC ha così messo in discussione le spiegazioni più vecchie, secondo cui i ciottoli grossi si toglievano a mano. incerto Nelle cave di sabbia ai due lati del terrazzo sono emersi canali di scarico sepolti, fatti di due file di grossi ciottoli posati a secco e larghi circa 2 m. probabile Alla cava Barbera di Cerrione, fra il 1975 e il 1982, furono trovati sei picconi di ferro a una sola punta insieme a ceramica ritenuta gallica del II-I secolo a.C. probabile
Fonti: Balbo 2018, p. 57; Gianotti 2011, pp. 184-185; Gianotti 2016, p. 4; Sánchez-Palencia, Vaudagna 2008, pp. 6-7, 12; Pipino 2010, pp. 6-7, 12
I numeri della miniera
- Area sfruttata: cumuli di ciottoli per oltre 4 km² sul terrazzo alto; Balbo indica 4,4 km² in tutto.
- Discariche: con i conoidi di scarico ai piedi del terrazzo coprono circa 10 km², mentre il giacimento vero e proprio misurava circa 5 km².
- Cumuli: per lo più lunghi e paralleli, scendono verso l'Olobbia a ovest e verso l'Elvo a est; li separano avvallamenti detti «bunde».
- Altezza: Calleri ne ha misurati di alti più di 25 m e lunghi fino a 300 m; Gianotti indica mucchi spessi in genere da 1 a 10 m. probabile
- Scarti fini: formano il terrazzo basso verso l'Elvo, in conoidi spessi più di 15 m.
Fonti: Pipino 2010, pp. 3, 5; Balbo 2018, p. 63; Gianotti 2011, pp. 183-185; Gianotti 2016, p. 5
Chi lavorava
Dopo la spedizione di Appio Claudio Pulcro contro i Salassi, nel 143 a.C., lo sfruttamento dell'oro passò ai pubblicani. Plinio ricorda una legge dei censori sulle miniere d'oro di Victimulae, nel territorio di Vercelli, che vietava loro di impiegare più di 5.000 uomini; la sua formula mostra che i pubblicani erano riuniti in società. È raro che queste società gestissero direttamente uno scavo minerario: per questo il caso di Victimulae è una testimonianza preziosa. probabile Lo scopo del limite è discusso e se ne parla nella pagina «Chi la pensa diversamente». incerto I 4,4 km² dell'altopiano, comunque, non bastavano per 5.000 persone al lavoro insieme: forse l'appalto comprendeva anche altre zone. probabile
Non sappiamo se i lavoratori fossero liberi o schiavi, gente del posto o indigeni arresi a Roma. incerto Sulla cima di molti cumuli si trovano fondi di capanna, piccole depressioni con resti di muri a secco e spesso ceramica gallica: erano le loro case.
Fonti: Plinio, Naturalis historia XXXIII, 78; Balbo 2018, pp. 58-59, 63; Sánchez-Palencia, Vaudagna 2008, pp. 4, 22; Pipino 2010, p. 5
Quando
Gli scavi di Calleri a Mongrando e a Vermogno hanno dato materiali della fine del II e del I secolo a.C., fra cui un tesoretto di monete d'argento. Lo scavo del 1995 ai Ciapej Parfondà ha dato materiali della fine del II e della prima metà del I secolo a.C., senza oggetti né più antichi né di età imperiale. Il manico di legno di un piccone, datato col radiocarbonio, cade fra il II e il I secolo a.C. probabile La fase principale della miniera durò meno di cento anni.
La legge censoria è datata da quasi tutti alla tarda Repubblica: Domergue la pone verso il 70 a.C., Balbo alla fine del II secolo a.C. In età augustea Strabone scrive al passato che un tempo c'era una miniera d'oro a Vercelli: all'inizio del I secolo d.C. la miniera era quindi già abbandonata. probabile Per la maggior parte degli studiosi la colonia di Eporedia, fondata nel 100 a.C., nacque anche per tutelare gli interessi romani legati alla miniera. probabile
Fonti: Sánchez-Palencia, Vaudagna 2008, p. 4; Pipino 2010, p. 13; Gianotti 2011, p. 183; Gianotti 2016, p. 4; Balbo 2018, pp. 58, 60, 65; Strabone, Geografia V, 1, 12
La Bessa dopo la miniera
Dopo l'abbandono la Bessa fu usata per secoli da contadini e pastori: restano muretti, recinti per animali, piccoli campi liberati dai sassi, strade fra i cumuli e castagni. I ciottoli bianchi di quarzo furono raccolti quasi tutti negli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento per le fonderie di Quincinetto e dell'Eporediese. probabile Dal 1985 l'area è tutelata come parco regionale: oggi è la Riserva Naturale Speciale della Bessa e gli enormi cumuli si vedono ancora in gran quantità. Alla cava Barbera un canale di scarico romano è stato scavato e coperto con una tettoia. probabile
Fonti: Pipino 2010, pp. 1-2, 4, 7, 12; Gianotti 2011, p. 183; Gianotti 2016, p. 1; Balbo 2018, p. 57
Domande aperte
Le fonti consultate non danno il punto di presa dell'acqua né il tracciato dell'acquedotto. Non sappiamo quanta superficie fosse in lavorazione nello stesso momento né chi fossero i lavoratori. incerto Per Balbo non si può fissare nemmeno la data in cui i pubblicani lasciarono l'appalto. incerto Mancano infine i risultati finali delle campagne del CSIC del 2012-2013.
Fonti: Sánchez-Palencia, Vaudagna 2008, pp. 4, 6, 12; Gianotti 2011, p. 185; Balbo 2018, p. 64
Fonti della pagina
- M. Balbo, Lo sfruttamento delle risorse minerarie in area prealpina: il caso di Victimulae, in «Geographia Antiqua», XXVII, 2018 (Le Alpi degli antichi: rappresentazioni, itinerari, risorse), pp. 57-65.
- F.-J. Sánchez-Palencia, A. Vaudagna (dir.), J.L. Pecharromán, A. Beltrán, B. Currás, F. Alonso, M. Ruiz del Árbol, La minería romana de oro en Italia: la Bessa (Biella) como precedente republicano de la minería aurífera en Hispania. Actuaciones arqueológicas en el 2008, Proyecto Bessa – Memoria 2008, EST-AP, CCHS, CSIC – DocBi/Centro di Studi Biellesi, anno di redazione (da completare), pp. 1-32.
- F. Gianotti, Geological setting of the Pleistocene placers and Roman gold mines of the Ivrea Morainic Amphitheatre (Piedmont, NW Italy), in «Il Quaternario. Italian Journal of Quaternary Sciences», 24 (Abstract AIQUA, Roma, febbraio 2011), 2011, pp. 183-185.
- F. Gianotti, La storia geologica della Bessa dal mare pliocenico alle glaciazioni quaternarie, in Biellese terra di miniere. Atti della tavola rotonda (Zubiena, fraz. Vermogno, Casa dell'Arco, 2016), a cura di (da completare), Eventi & Progetti Editore, anno di stampa (da completare), pp. 1-5.
- G. Pipino, Emergenze archeologiche, vere e presunte, nelle aurifodine della Bessa, in «Rivista di archeologia on-line», 27 luglio 2010, pp. 1-31 (ripubblicato in G. Pipino, Lo sfruttamento dei terrazzi auriferi nella Gallia Cisalpina, Ovada, Museo storico dell'Oro Italiano, 2015, pp. 147-170). (tesi spesso contro corrente)
- Plinio il Vecchio, Naturalis historia.
- Strabone, Geografia.
