Dove vedere oggi
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Della miniera d'oro, della colonia romana e dei secoli fino ai Franchi restano tracce che si possono ancora vedere: i cumuli della Bessa, i resti di Eporedia dentro la città di oggi, gli oggetti raccolti nei musei. Questa pagina dice, luogo per luogo, che cosa si vede e dove cercare le informazioni pratiche.
La Riserva della Bessa
Il terrazzo della Bessa si allunga per circa 8 km da Mongrando a Cerrione, fra i torrenti Olobbia ed Elvo. Dal 1985 l'area è tutelata come parco regionale: oggi è la Riserva Naturale Speciale della Bessa. Gli enormi cumuli di ciottoli lasciati dalla miniera si vedono ancora in gran quantità. Sulla cima di molti restano fondi di capanna, piccole depressioni con resti di muri a secco: erano le case dei lavoratori.
Fra i cumuli restano anche i muretti e i recinti di contadini e pastori dei secoli successivi. Alla cava Barbera di Cerrione un canale di scarico romano è stato scavato e coperto con una tettoia. probabile Nel greto dell'Elvo, che lambisce le discariche della Bessa, si raccoglie ancora oro arricchito dai vecchi scarti dei lavaggi. probabile
Il cosiddetto castelliere di Mongrando è tutelato dal 1976 e fu restaurato nel 2005, ma gli scavi degli anni Sessanta non ne provarono l'antichità: secondo Pipino è un'opera recente per l'acqua. incerto
Informazioni, sentieri e centro visite di Vermogno: sul sito dell'Ente di gestione delle Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore, che gestisce la Riserva.
Fonti: Gianotti 2011, p. 183; Gianotti 2016, pp. 1, 4; Balbo 2018, p. 57; Pipino 2010, pp. 1-3, 5, 7, 12, 20-22; Pipino 2020, p. 43; Pipino 2021a, p. 5; Sánchez-Palencia, Vaudagna 2008, p. 22; sito ufficiale, consultato il 14 ottobre 2026
Ivrea romana
Della colonia di Eporedia restano tracce sparse nella città di oggi:
- L'anfiteatro sorgeva fuori città, lungo la strada per Vercelli, a circa 500 metri dal limite orientale dell'abitato romano. Secondo uno studio del 2014 è recintato e si visita con guida. Scheda: italia.it.
- Il Ponte Vecchio conserva una parte della base romana in blocchi squadrati di pietra locale, che si vede solo dal lato a monte.
- Il ponte maggiore: circa 470 metri più a valle, davanti a corso Re Umberto, restano nell'alveo e sul fondo del Naviglio i suoi ruderi.
- Il teatro: la sua forma a semicerchio si legge ancora nelle vie e nelle case fra via Cattedrale e piazza di Città. Ne restano un muro in laterizio lungo via Cattedrale e murature nelle cantine di palazzo Gariglietti.
- La cattedrale: nel deambulatorio sono riusate colonne e capitelli romani di età imperiale; nella cripta sta il sarcofago di Caio Atecio Valerio, questore, edile e duumviro, con un nome di famiglia celtico.
- L'acquedotto: il condotto si vede quasi tutto nel bosco fra il Maresco di Bienca e il lago Coniglio.
Informazioni sulla città: Comune di Ivrea.
Fonti: Legrottaglie 2014, p. 89; Curzio 2014, pp. 6, 10-12; Brecciaroli Taborelli 2007, pp. 129-131, 138; Sacchi 2014, pp. 52-53; Rubat Borel 2014, p. 43; siti ufficiali, consultati il 14 ottobre 2026
I musei
Al Museo civico P.A. Garda di Ivrea si vedono la stele del liberto Lucio Ebuzio Fausto con la groma scolpita, le lastre di bronzo dell'anfiteatro, il medaglione di Antonino Pio e il plastico dello scavo La Serra. Collezioni, orari e biglietti: sul sito del Museo Garda, alla pagina Orari e prezzi.
Fra il 1975 e il 1982 nella cava Barbera di Cerrione furono trovati sei picconi di ferro a una sola punta. probabile Due sono esposti al Museo del Territorio di Biella; gli altri quattro, secondo Pipino, sono conservati nel Museo Storico dell'Oro Italiano. probabile Scheda del museo di Biella: italia.it.
Fonti: Curzio 2014, pp. 6-7; Legrottaglie 2014, p. 85; Barello 2014, p. 127; Brecciaroli Taborelli 2007, p. 136; Pipino 2010, p. 12; siti ufficiali, consultati il 14 ottobre 2026
Gli altri luoghi della mappa
- Mazzè: la stele, lunga circa 4 metri, fu trovata nel 1988 sulla riva della Dora presso la diga; dal 2007 sta all'aperto nella piazza del paese. probabile Informazioni: Comune di Mazzè.
- La Paraj Àuta: è il Brich Appareglio di Pavone Canavese, dove sorgeva l'abitato più importante del Canavese orientale. Le fonti raccolte non descrivono resti visibili oggi.
- San Secondo di Salussola: fra il 1991 e il 1998 vi è stata scavata una basilica paleocristiana di 22,60 per 12,60 metri. Le fonti raccolte non dicono se e come si visiti.
- Borgomasino: la necropoli longobarda fu trovata fra il 1875 e il 1897 scavando argilla per una fornace; gli scavi non furono documentati e gli oggetti andarono in gran parte dispersi. Le fonti non indicano resti visibili sul posto.
Fonti: Gallo 2015, p. 4; Rubat Borel 2014, pp. 39-40; Pipino 2014, p. 9; Giostra 2014, pp. 158-159; sito ufficiale, consultato il 14 ottobre 2026
Domande aperte
Che l'anfiteatro si visiti con guida lo dice uno studio del 2014: i giorni di apertura vanno verificati sui siti ufficiali. Le fonti raccolte non dicono se lungo l'acquedotto ci sia un sentiero segnalato. Resta discusso anche il castelliere di Mongrando, tutelato dal 1976 ma senza prove della sua antichità. incerto
Fonti: Curzio 2014, p. 12; Brecciaroli Taborelli 2007, p. 138; Pipino 2010, pp. 5, 20-22
Fonti della pagina
- F. Gianotti, Geological setting of the Pleistocene placers and Roman gold mines of the Ivrea Morainic Amphitheatre (Piedmont, NW Italy), in «Il Quaternario. Italian Journal of Quaternary Sciences», 24 (Abstract AIQUA, Roma, febbraio 2011), 2011, pp. 183-185.
- F. Gianotti, La storia geologica della Bessa dal mare pliocenico alle glaciazioni quaternarie, in Biellese terra di miniere. Atti della tavola rotonda (Zubiena, fraz. Vermogno, Casa dell'Arco, 2016), a cura di (da completare), Eventi & Progetti Editore, anno di stampa (da completare), pp. 1-5.
- M. Balbo, Lo sfruttamento delle risorse minerarie in area prealpina: il caso di Victimulae, in «Geographia Antiqua», XXVII, 2018 (Le Alpi degli antichi: rappresentazioni, itinerari, risorse), pp. 57-65.
- F.-J. Sánchez-Palencia, A. Vaudagna (dir.), J.L. Pecharromán, A. Beltrán, B. Currás, F. Alonso, M. Ruiz del Árbol, La minería romana de oro en Italia: la Bessa (Biella) como precedente republicano de la minería aurífera en Hispania. Actuaciones arqueológicas en el 2008, Proyecto Bessa – Memoria 2008, EST-AP, CCHS, CSIC – DocBi/Centro di Studi Biellesi, anno di redazione (da completare), pp. 1-32.
- G. Pipino, Emergenze archeologiche, vere e presunte, nelle aurifodine della Bessa, in «Rivista di archeologia on-line», 27 luglio 2010, pp. 1-31 (ripubblicato in G. Pipino, Lo sfruttamento dei terrazzi auriferi nella Gallia Cisalpina, Ovada, Museo storico dell'Oro Italiano, 2015, pp. 147-170). (tesi spesso contro corrente)
- G. Pipino, Victimula-San Secondo e l'invenzione degli Ictimuli (o Vittimuli), in «Rivista di archeologia on-line» (Archeomedia), IX, n. 14, 16 luglio 2014, pagine non numerate (30 pp.). (tesi spesso contro corrente)
- G. Pipino, La «Ruina montium» di Plinio e la mineria aurifera romana nelle Asturie: osservazioni critiche sulla presunta applicazione a Las Medulas e alle aurifodine della Bessa, Ovada, Museo Storico dell'Oro Italiano (pubblicazione interna), novembre 2020, pp. 1-64. (tesi spesso contro corrente)
- G. Pipino, Le aurifodine romane della Bessa e le ricerche del CSIC (Consejo Superior de Investigaciones Científicas, Madrid), in «Rivista di archeologia on-line», XVI, n. 07, 1 aprile 2021, pp. 1-12. (tesi spesso contro corrente)
- L. Brecciaroli Taborelli, Eporedia tra tarda repubblica e primo impero: un aggiornamento, in L. Brecciaroli Taborelli (a cura di), Forme e tempi dell'urbanizzazione nella Cisalpina (II secolo a.C.-I secolo d.C.). Atti delle Giornate di studio (Torino, 4-6 maggio 2006), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2007, pp. 127-140.
- L.I. Curzio, Eporedia. Un GIS per la ricostruzione di Ivrea in epoca romana, elaborato del Laboratorio di Topografia antica, Università degli Studi di Bologna, a.a. 2013/2014, pp. 1-22 (fonte secondaria: elaborato di laboratorio universitario; i fatti che vengono solo da qui sono al massimo «probabile»).
- F. Sacchi, Splendida marmora. La decorazione architettonica romana, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 47-67.
- G. Legrottaglie, Elementi di rivestimento in bronzo dall'anfiteatro, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 85-93.
- F. Barello, La munificenza di Antonino Pio: un medaglione a Ivrea, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 125-131.
- F. Rubat Borel, Ivrea e il Canavese nella preistoria e protostoria, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 23-45.
- E. Gallo, Menhirs o stele megalitiche? Le tracce sopravissute del megalitismo in Canavese, in «I quaderni di Terra Mia», 13, Castellamonte, Associazione Terra Mia, 2015, pp. (da completare) (nel file pp. 1-9). (divulgativa)
- C. Giostra, Il ducato longobardo di Ivrea: la grande necropoli di Borgomasino, in A. Gabucci, L. Pejrani Baricco, S. Ratto (a cura di), Per il Museo di Ivrea. La sezione archeologica del Museo civico P.A. Garda (ArcheologiaPiemonte, 3), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp. 155-175.
- Siti ufficiali: Ente di gestione delle Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore, Museo civico P.A. Garda, italia.it, Comuni di Ivrea e di Mazzè; consultati il 14 ottobre 2026.
